Cosa ci si può attendere da una colossale piece in quattro atti che comincia con il monologo stizzito del dio Ra in persona di fronte ad un allibito pubblico edoardiano?

In un deserto del Sud, che noi per comodità chiameremo Egitto, e che in effetti è l’Egitto per davvero, in un giorno non troppo lontano – ma che tende e tenderà a ripetersi, in tempi man mano più remoti- sta tramontando il sole. Alcuni avvoltoi tormentano l’aria con le loro forme sgraziate, e i loro muti richiami; il Fiume scorre lentamente, e la sua liquida lucidità limacciosa lambisce di tanto in tanto la corteccia o le squame di un coccodrillo o di un tronco. Più in là, ignorate, stanno le dune, e nessuno bada loro: spettacolo troppo monotono per essere affascinante, troppo pericoloso per essere poetico.
Un serpente più piccolo e velenoso di altri si sveglia, nella sua tana sotto la sabbia.

Il terribile sonno di questi giorni colpisce ancora. Son senza sveglia, e nessuno si perita di svegliarmi, la mattina. Così continuo a dormire, riesco a svegliarmi per le undici appena, e poi giro per parchi, faune e flore metropolitane. Il mondo si è dimenticato di me, assieme al Diavolo e il buon Dio. Perfino Abraxas pare lasciarmi in pace, almeno per il momento. Riscopro la voglia di mare.
Oggi, provo a correre allo Zambu, senza rassegnarmi all'ennesima assenza, senza barattare i miei inutili doveri con qualche Epifania a buon mercato. Sei persone in classe. E il tipo di italiano mi manda in aula computer, alla ricerca di qualche poesia yugoslava (mentre radio tiranà trasmette/ musiche balacaniche/ immagino). E' una congiura contro il lavoro, contro il sudore e l'impegno. Si soffoca per rarefazione, altro che esistenza insopportabile. Temo di essere una persona orrenda.
Nessuno è più inadatto di me , per una ricerca su internet. Mi lascio confondere, sorprendere, mi ritrovo a divagare ancor di più di quanto non faccia già di solito. Mi interessano i margini, tutto qui. Hanno distrutto un ponte, più di dieci anni fa. Un ponte simbolico, come tutti i ponti, mi verrebbe da rispondere. E la gente scrive, ovvio, la gente scrive di tutto, persino io scrivo, persino io sto scrivendo di questo dananto ponte, con un nome strano che ora rileggo ma non scrivo, non lo rispetto abbastanza per scriverlo, qualcuno ci avrà sofferto, per quelle pietre vagamente turche che crollavano nel fiume, io no, ne parlo con sufficienza, lo uso come pretesto per uno strimmofconsciunes, perchè sono un joyciano pigrissimo, pigro come tutti i joyciani, e anche vigliacco, vigliacco come proust, a fare le mie ricerche perdendo tempo. No, io non voglio afferrare nulla. Vorrei solo farmi attraversare dalla vita, sconvolgere da un flusso vero, di acqua, vorrei affogare nell'Ouse anch'io, l'Ouse è un fiumiciattolo, ma ci sarà spazio anche per me. No, l'Ouse ormai è ingombro, avranno fatto persino qualche Gaggetto, avranno venduto anche le pietre nel cappotto.
E poi, io vorrei rimanere vivo. Vivo, nel buio e nella corrente, sciogliermi nell'acqua come la strega del mago di Oz. Vorrei un dio come quelli greci, che metamorfizzano con generosità.
Vorrei essere fauno. Mi tremano le mani.

Ho passato il turno. Dovrei scrivere un post lurido e sofisticato, una di quegli accademici auto da fé che di tanto in tanto mi diverto ad elaborare.
Continuo a svegliarmi tardi la mattina. Sempre più tardi. E così finisco per abbronzarmi nel parchetto vicino casa, assistendo alle pisciatine antimeridiane di uno sharpei grigio e monopalla, con qualche libro di scuola appresso, e un ipod che (colpa mia, l'ho lasciato in tasca con le chiavi) assomiglia sempre di più al cristo di The Passion. Dopo le frustate.
Qualcuno si chiederà come sia possibile attraversare indenne l'enorme, monotona colpevolezza di queste giornate. Sarà l'entropia: pian piano, ogni energia elettrica, meccanica, chimica e animale si trasformerà in calore. Avremo un universo tiepido e immobile, ed io su di una, panchina, con il mio corpo di bronzo in delicatissima contorsione, come il satiro di Prassitele.
Così, insomma, passo le mie mattinate sulla panchina di un parco, scrivendo o disegnando. Oggi mi sono sdraiato con gli occhi semichiusi, tutto intento in una delle mie attività preferite. Inseguire quei filamenti trasparenti che immagino galleggino nel mio umor vitreo, e qualche gioco della rifrazione proietti sul mondo. Temo di spiegarmi male, ma è così; Forse sono capillari, forse è la luce che bara. Così mi rendo conto che in fondo, non c'è differenza tra me e un manichino anatomico, con i suoi bizzarri particolari, le descrizioni sottolineate a matita. Quella quercia ( no, non è una quercia. E' un antonomasia, ma l'antonomasia non è una specie silvestre) la sto vedendo con degli occhi fisici, concreti, traballanti di mucillaggine biancastra, connessi ad una spunga grigiastra, eccetera eccetera. E io me ne dimentico, ogni volta. E' follia questa, signori miei? Ma in quanti si ricordano di avere un corpo?
Per la seconda volta si avvicina un tipo con dei volantini, e mi invita a dei "Dialoghi sulla Salvezza", che si terranno Sabato 28 alla Tenda Evangelistica (sic) "GESU' E' VIVENTE" (tutto maiuscolo). Riconsce la mia faccia, e mi domanda come mai non sono venuto la scorsa volta. Insiste, l'ambiente è "pieno di giovani". Mi balena per un momento in mente l'idea che in fondo sarebbe divertente, io invasato tra altri differenti invasati. Potrei vedere se il giochetto dell'acquasantiera che fa Al Pacino nell'avvocato del diavolo riesce anche a me. Potrei sottomettermi ad un bell'esorcismo: il mio professore di ginnasio ( tipo alquanto particolare, devo ammetterlo) mi aveva proposto una cosa del genere, un'" Imposizione dello Spirito Santo", per un motivo che forse le persone più acute avranno già capito da tempo. Oppure, ancora più straordinaria, la conversione.
Che bello sarebbe, divenire all'improvviso un cattolico integralista, di quelli con la crocetta di legno al collo e scarpe irreparabilmente brutte ai piedi. Di quelli che organizzano ritiri con la parrocchia, che educano i proprio otto figli con amorevole semplicità, di quelli che conducono una pie esistenza. In fondo ciascuno è costretto ad affermare la propria superiorità, ma nessuno se la sceglie.
Continuo ad abbronzarmi. Parte una musichetta sull'affare bianchiccio. E' pink elephants, di Dumbo. Afferro in un istante il significato dell'esistenza. La mia.
Look out! Look out!
Pink elephants on parade
Here they come!
Hippety hoppety
They're here and there
Pink elephants ev'rywhere
Look out! Look out!
They're walking around the bed
On their head
Clippety cloppety
Arrayed in braid
Pink elephants on parade
What'll I do? What'll I do?
What an unusual view!
I could stand the sight of worms
And look at microscopic germs
But technicolor pachyderms
Is really much for me
I am not the type to faint
When things are odd or things
are quaint
But seeing things you know that ain't
Can certainly give you an awful fright!
What a sight!
Chase 'em away!
Chase 'em away!
I'm afraid need your aid
Pink elephants on parade!
Pink elephants!
Pink elephants!

Un intera notte, passata accanto ad un relitto di plastica arancione, nudo e muto, massacrato dall’ansia come il commilite di qualcuno già morto, di cui non voglio scrivere il nome. Attendendo un segno, un qualche messaggio delle tue dita esasperate. Un canovaccio teatrale della coppia esausta, della gioventù sofisticata a cui ci inorgogliosisce (strano verbo: un lungo strascinio quasi onomatopeico) appartenere.
Con indosso un largo pigiama di cotone violaceo (della stessa nuance del blog, ora temo), lascio scorrere le mie sconsiderate tristezze, davanti alla luce garbata della lampada sul comodino. E’ come giocare alle ombre cinesi con i propri fantasmi.
-Mettiti così, un po’ più di lato. Fantastico, sei un drago, una tartaruga, un idolo-serpe-
Tutt’oggi (o ieri? Ma poi, sto scrivendo una lettera o un racconto? Una mail o un post? Per me o per te? Ambiguità della narrazione) passato attorno alla tastiera, perdendomi appresso ad un mondo di eroi che un decennio fa amavo davvero, e che ora è ridotto a masturbazione intellettuale (avrei voluto scrivere onanismo; poi mi sono reso conto che l’eufemismo in questo campo non è elegante, è solo vile).
Rimastico un po’ scosso gli eventi di questi mesi, della scorsa sera. Rileggo il tuo messaggio di poco fa, non riesco a capire se è una minaccia, non riesco a immaginare il tuo volto mentre scrivevi quella roba. La tensione che infondi in quello che scrivi è ammirevole; ma basta per renderlo incomprensibile ad un utente scosso come me, sappilo.
Rimango così in quello stato di gravida perplessità – nel quale ogni cosa mi pare un miracolo- che corrisponde al punto più vero e nascosto di me. Tutto il resto della mia anima ha il riserbo di un mollusco già stuprato dal sole e da qualche coltello grigio, che espone il suo viscido nulla al sole di Napoli, e a qualche goccia di limone.
Temo che poi sia questa famigerata cozza a scrivere le righe infami qui sopra.
Non so cosa avverrà quest’oggi. So che ricorderò il sapore di questo caffè, so che potrà finire in milioni di modi possibili, compreso un bacio o un abbandono. Non che non me ne importi; ma almeno al momento penso di più a cosa sono io, nel tentativo di comprendere quei frammenti di me che mi permetterebbero di amarti. Non di più: meglio.
Guardo lo schizzo di un volto, su di un foglio pieno di scatti di inchiostri ansanti. Sorride.
Pare che avvenga una mise in abime ogniqualvolta un attore diventa spettatore a sua volta. Come Shakespeare nell’ Amleto (In un primo momento avevo scritto Amleto nello Shakespeare), come in tutto Pirandello. Messa in abisso, alla lettera. Trovo per caso questa definizione sul libro di italiano, mentre cerco il testo preciso della citazione già fatta. Sarà il solito segno.
Messa in abisso, amore mio. Improvvisamente recito, e sono il mio stesso spettatore. Perché qualsiasi riflessione su questo teatro biologico, sul Tu e io, sul mondo e sull’anima… va fatta dentro il teatro. E’ il teatro stesso, intima fibra di questo realissimo palcoscenico, su cui mi è stato concesso di conoscerti ed amarti.
Il resto è buio.
Ciò che in alcune epoche ed età può essere meditata ascesi, ricerca dell’Assoluto, legittimo misticismo e religiosità autentica, in altre non è altro che una deprecabile bizzarria. In alcuni casi le prime succedono le seconde; in altri avviene il contrario. Poterle riconoscere sarebbe la cosa migliore; ma ovviamente, ciò è sempre impossibile
Stilobasi
tumbtumbtumb.
Lapompadicarnebattesopralamiapancia,dentrolemietempieeilmiocervello.
Al piramide di ieri, le tue rapide parole come incubo diurno.
Sfilacciatissime sensazioni primaverili, la realizzazione di desideri. irreali, com tali.
Voglio uno psichiatra.
Ho acciaccato una cacca.

Il diavolo ama due tipi di persone: il mago e il materialista.
Il mago crede troppo al diavolo; il materialista troppo poco.
C.S: Lewis, le lettere di Berlicche
Abraxas: sinuosa squamosità notturna.
Quali chanches per il novello Faust? Partendo dall'ottimistica ipotesi che il trascendente esista ( il che diventa condizione necessaria, quando si tratta di non rassegnarsi a questo), rimane comunque piuttosto difficile metterci le mani sopra. Il primo problema del giovane Melmoth è questo: come mettere le mani su quello che gli serve? Può forse scoprire i misteri del Bafometto mediante paperback da comprare in edicola? Sviscerare i meccanismi sefirotici con la lettura di agghiaccianti saggi universitari? Scoprire come fabbricare il proprio personale homunculs con una ricerca su Clarence? La risposta è NO. D'altra parte, provate voi a documentarvi su in-folio del diciassettesimo secolo.
Diabolus simia dei est- Tertulliano
Persino il demonio, il cosidetto separatore, sta attraversando un periodo assai triste. Può tranquillamente scordarsi il cuscino di velluto su cui assistere ai nostri vizi, come nelle Fleurs; oggi rischia i essere soppiantato da Marylin Manson, e ormai lo si tira in ballo solo quando qualche adolescente accanntato ne squarta un altro, qualche povera suoretta viene scannata, et similia. Bisogna ammetterlo: appena lo si è messo di fronte al principio postmoderno della prestazionalità, il diavolo ha iniziato a sfigurare. Oggi non saprebbe vedersela nemmeno con LEI, sarebbe il primo a farsi fregare. Forse avrà qualche possibilità con questo nuovo papa, ma in generale, le sue azioni sono ancora peggiori del solito: il MIB (Maligno in Borsa) è in crollo verticale.
Abraxas: abracadabra: 365
Per fortuna alcune cose bisogna solo saperle cercare: e lo Zambu, con la sua aria apparentemente placida e certamente grigiastra, potrebbe rivelarsi il luogo ideale. Ho già parlato della mia Professoressa Rosacroce, la sosia di Yoda? Così ieri, con un aria falsamente innocente, che avrebbe potuto ingannare chiunque, persino Torquemada, ma non lei, mi sono avvicinato e le ho domandato, senza lasciar trapelare nulla di quanto detto, se sapesse indicarmi qualche buon testo su Basilide. Il dialogo si è svolto pressapoco come segue:
Professoressa Rosacroce: (sobbalza, poi, con l'aria di chi si sente chiedere la biografia di Gillese de Rais o Charles Mason) Ma proprio Basilide?
Lorem : Beh, immagino che uno non possa scegliersi le proprie curiosità, in ambiti del genere
PR : Ben detto. Sai, io Ho un testo piuttosto vecchio ( lorem sbava); ma come capirai, non posso dartelo. Con la Gnosi si etra in un sistema di conoscenze esoteriche; io posso esortarti a cercare ( oh, quale pervertimento della socratica ignoranza- esclama il coro dello Zambu), ma qualsiasi risposta tu possa ricevere, sarà alla fine di un esperienza di ricerca personale.
lorem: ( che in fondo se lo aspettava) ammesso che si possano trovare risposte del genere
PR: Non è mai facile, ma ti assicuro ( con il tono inquietante di tutti gli illuminati; Yoda, perlappunto) che le risposte ci sono.Basta trovarle.
lorem: ( finalmente gioca a carte scoperte) Glielo domando perchè ero convinto di aver inventato un nome ed un volto, sembrava un gioco letterario particolarmente sofisticato... e invece ho scoperto che entrambi esistevano già, ed appatengono ad un eone basilidiano...
PR: (annuisce sorridente; in fondo cose del genere sono niente per lei) Posso solo darti un consiglio: quando ti rivologi ad argomenti del genere, fallo pure; ma fallo sempre con una chiara idea di che cosa stai cercando. Perchè se lo sai puoi trovare; ma se non lo sai puoi essere trovato. E non è mai una buona cosa essere trovati....
A questo punto la vecchia se ne va, zoppicando leggermente.
sono la nuova Linda Blair.

