Questo osserva Francesca da Rimini, mentre racconta la propria triste storia.
Insomma, piuttosto che prendersela con Gianciotto –che pure ha ucciso sia lei che Paolo-, preferisce recriminare contro il povero Chretien de Troyes. Ma veramente ha torto? In fondo, un dannato all’inferno non ha alcun motivo per cui mentire (ammesso che non sia lì proprio in quanto bugiardo). In più, difficilmente pensa ad altro che al motivo per cui è dannato. Perciò, forse dovremmo concederle una maggior fiducia, e riflettere più a lungo sulle sue parole.
Ma esistono libri immorali? Citando Wilde si potrebbe rispondere: -Non esistono libri morali o immorali: esistono solamente libri scritti bene e libri scritti male-. Affermazione quanto mia ipocrita, dato che The Picture of Dorian Gray è un libro dall’anima sfacciatamente puritana, con tanto di punizione finale, e quel poco di torbido che riesce a tirar fuori lo riprende pari pari da A Rebours di Huysmans. In realtà il discorso sembra già fatto, e la risposta è piuttosto chiara: un libro rappresenta delle immagini, e queste immagini possiedono sull’uomo una forza attrattiva. Perciò, se io leggo di un personaggio eroico che ruba, uccide e tradisce qualcuno, le mie resistenze verso quegli atti verranno indebolite. Sicuri?
Non troppo, dato che a questo punto sarà venuta in mente anche a voi la definizione di Aristotele: toiouton pathematon katharsin; se io assisto ad uno spettacolo violento ed atroce, in un certo senso me ne immunizzo, e le mie pulsioni si scaricano assistendo ad una sceneggiata fittizia.
Non che queste due reazioni si annullino: sono vere entrambe. Eppure, anche ammettendo che io non abbia alcun controllo o alcuna responsabilità sulle mie azioni, se mi leggo in mezza giornata Justine e Le centoventi giornate di Sodoma, alla fine dovrò pur scegliere: o mi metto a frustare vergini, oppure rimango un po’ turbato e da allora starò molto attento a non pestare qualche piede di troppo in metropolitana.
E questa differenza di reazioni dipende dai libri? Si tratta di decidere, seriamente e serenamente, l’utilità dei roghi e dell’Indice. Ovviamente, va esclusa da questo novero qualsiasi opera di trattatistica o saggistica: il Mein Kampf e Il Dialogo sui massimi sistemi possono pure emozionarmi ed affascinarmi (ciascuno a suo modo, s’intende), ma mirano esplicitamente a farmi pensare, dire o fare qualcosa di specifico, dunque fuoriescono dall’argomento trattato.
Tutto il discorso, in realtà, si basa su di una distorsione del concetto di Arte, e di narrazione dello specifico. Prendiamo ad esempio tre esempi di decapitazione pittorica: Davide con la testa di Golia, Il Dancer’s Reward di Beardsley e la seconda Giuditta di Klimt. In tutti e tre, la violenza dell’immagine è al massimo: Masochistica e reale in Caravaggio, estetizzante e bidimensionale in Beardsley, freudianamente autocompiaciuta in Klimt. Eppure, in tutti e tre i casi le reali pulsioni di morte dei tre artisti ( e nessuno dei tre è scelto a caso) sono come protette dalla forma artistica che si è scelta, ingabbiate in un pezzetto di una storia già scritta, che guardacaso è sempre la Bibbia (testo che si presta enormemente all’opera, dato che è una raccolta di immagini di un popolo che pensa con le parole). All’interon del disegno e dei due quadri, il colore e la linea esprimono il sangue, ma non lo sono. L’espressione artistica non è nemmeno una Catarsi, è già divenuta una specie di esorcismo, nel senso più primitivo del termine.
Arte e realtà sarebbero come al solito due sistemi incomunicabili, ma come al solito interviene qualcosa di particolare: se l’arte fosse puro esorcismo, non ci sarebbero problemi di sorta. Ma l’Arte è Bella. Di più: l’Arte è Coerente, molto più della vita stessa. Se qualcuno avverte dentro di se quel medesimo impulso, normalmente represso da se stesso e dalla società, e vede che qualcun altro lo esprime impunemente, è portato ad imitarlo. Dato che purtroppo solo una minoranza della società e composta da artisti, egli compie davvero quelle immagini di cui la sola Idea era riuscita ad appagare spiriti più raffinati. Più che da punire, egli è da compiangere: rimane un povero ilico.
Perciò, Wilde si sbaglia: i libri immorali esistono eccome, e sono immorali proprio perché Belli. Per questo la cronaca non è mai pericolosa, e spesso è orribile. Per questo della cattiva arte non può fare niente di male. Ovviamente questo non vale per ogni libro, si intende: ma la sublimazione è una delle categorie estetiche più comuni.
Non possiamo dire se Francesca e Paolo si amassero davvero, o se si sarebbero amati in uno degli infiniti mondi possibili. Ma sappiamo che nel mondo della Commedia essi hanno letto di un amore proibito, e sono rimasti affascinati da esso. Si sono amati in omaggio ad un amore fittizio, hanno chiuso il vero libro e hanno provato a scrivere nella loro vita.
Per questo Dante sviene, mentre sente raccontare la loro storia. Perché ha capito che essi sono o il riflesso di un riflesso, e ora che ha sentito, anche egli cercherà, con i suoi poveri mezzi, di coronare un amore impossibile. E questo vale anche per noi.
Perciò attenti, mentre aprite il canto quinto. Attenti.
